Estef's profileL’abbraccio gelido e nom...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    May 13

    Pioggia e tenebre...

     

    Questa è la mia colonna sonora di oggi…

    Direte molto vampiresca e spaventosa…

    Ritmo molto secco, nonostante il pianoforte delicato in sottofondo…

    Voce a tratti sussurrata, altri incazzata, molto dark e comunicante un senso di tristezza e malinconia di fondo…

     

    Come se le pareti invisibili della stanza si sfasciassero attraverso la musica portandoti in un’altra dimensione dove c’è spazio solo per la riflessione e il freddo abbraccio del gelo che a volte ci circonda senza che ce ne sappiamo spiegare il perché…

    A volte invece solo per dimenticare…

    Ghotic e i suoi incantesimi che salgono come un fiume dapprima calmo che segue il cammino del letto su cui è stato riposto, ma che man mano irrompe fuori dai suoi argini per invadere tutto quel che si frappone fra esso e la sua meta sconosciuta…

    Che irrompe tra le tenebre per cercare una luce che è difficile raggiungere…

    Come una notte di luna piena quando i lampioni son rotti…

    Magica e terrificante…

    In cui ti chiedi guardandoti intorno se qualcuno ti stia seguendo o se sei realmente sola in  un cunicolo oscuro, tremando e sperando che la notte non ti inghiotta nel suo mantello nero senza lasciarti più…

    Un buio che non sai se svanirà, ma che condividi o hai condiviso per i pochi minuti di una canzone…

     

    Estef

     

     

    Mandragora Scream – Nightfall:

    http://www.youtube.com/watch?v=VM7IFzJJNHk

     

     

    January 19

    Eros e Psiche (o come molti la conoscono "Amore e Psiche")

     
    Sò ke è 1 pò lunga e ci ho messo un'eternità, o meglio, tutto un pomeriggio a raccontarvi questa storia dolcixima tratta dalla antica mitologia greca, ma oggi ho voluto lasciarmi un pò di tempo x voi e cmq con la febbre non avrei potuto fare molto altro e cmq ne è valsa la pena...
    Vi piacciono le storie romantike?
    Allora leggete qui....
     

    In un tempo ormai lontano vivevano un re e una regina ke avevano tre bellissime figlie, ma x quanto fossero tutte belle la più giovane, kiamata Psike, era pregna di una bellezza straordinaria e sopraffina che nessuna parola poteva descrivere...
    In città tutti la adoravano come se fosse la nuova Venere ke invece ke dal mare fosse stata data alla luce dalla terra, le voci sulla sua bellezza si sparsero e da ognidove arrivavano forestieri ad ammirarla e adorarla come se fosse una dea, trascurando i templi di Venere...
     

    Venere si infuriò con costei ke aveva una bellezza ke non le spettava in quanto poteva esserci solo una bellezza e questa doveva essere non umana.
    La dea infatti non poteva sopportare ke un'umana le usurpasse il titolo di dea della bellezza...e decise di vendicarsi...
    Kiamò il suo figlio alato conosciuto per la sua cattiva reputazione di seduttore, che se ne infischiava della pubblica morale, colui ke se ne usciva la notte con arco e frecce, ke spesso di notte profanava i letti nuziali, ke faceva innamorare le xsone, ke combinava di x sè 1 sacco di guai...
    Costui era kiamato Eros (o come alcuni meglio lo conoscono Cupido).
    Ciò ke Venere gli kiedeva era di far innamorare pazzamente Psike dell'ultimo degli uomini, cioè quello ke la sfortuna più aveva colpito in maniera disastrosa in quanto posizione sociale, patrimonio, salute, cosikkè non ci fosse male peggiore per lei...
     

    Ma nel frattempo Psike nonostante la sua bellezza non era ancora stata kiesta in moglie da nessuno...
    Le sue sorelle si sposarono, mentre lei veniva ammirata da tutti ma nessuno ahimè si proponeva e lei finì x odiare quella sua stravolgente bellezza...
    Il padre preoccupato ke il motivo della sua solitudine fosse la collera degli dei verso la fanciulla interrogò l'oracolo del dio Milesio kiedendo ke presto essa potesse avere marito, ma gli rispose Apollo (qui xò devo riportarvi le parole esatte del testo, senza raccontarvelo a modo mio):
     
    "Come a nozze di morte vesti la tua fanciulla ed esponila, oh re, su un'alta cima brulla, non aspettarti un genero da umana stirpe, ma un feroce, terribile, malvagio drago alato che volando per l'aria ogni cosa funesta e col ferro e col fuoco ogni essere molesta. Giove stesso lo teme, treman gli dei di lui, orrore ne hanno i fiumi d'Averno e i regni bui."
     
    X più giorni così re e regina piansero la futura sorte della figlia.
     

    Tutta la città era in lutto e a Psike non restava ke adempiere al suo destino...
    Accompagnarono Psike al dirupo con le fiaccole spente dalle lacrime e poi la lasciarono lì da sola ad aspettare la sua morte, cosparsa dalle lacrime e spaurita...
    Aspettò a lungo, finkè Zefiro col suo vento dolcemente la sollevò da terra x deporla ai piedi di una valle fiorita e rigogliosa ed essa si liberò dalle sue paure e ansie e si addormentò...
    Quando si svegliò vide quel paesaggio stupendo e in fondo una reggia, un castello incantato ke non poteva essere ke di un dio o un semi-dio, belliximo e addobbato in maniera suprema con oro, argento, mosaici complicati...
    Psike ne varcò la soglia e mentre si meravigliava x la bellezza e rikkezza di quel luogo sentì le voci misteriose delle ancelle ke le svelarono ke tutto ciò era divenuto suo...
    Le venne preparato un pranzo sontuoso da invisibili esseri di cui poteva sentire solo le voci...
    Ma la notte....
     

    Sola nel suo letto Psike s'addormentò finkè un rumore leggero la svegliò e lei col suo pudore di ragazza vergine cominciò a tremare, ad aver paura soprattutto x il fatto di non conoscere nulla di quel posto, di quegli esseri e di cosa stava accadendo...
    Era il suo invisibile sposo ke stava entrando nel letto e...e il resto potete immaginarlo senza entrare nei dettagli....ke scomparì d'incanto all'alba quando poi entrarono le entità invisibili a prestarle le cure x la violata verginità...
    Si ripetè ogni notte, lui nell'invisibilità della notte entrava nella camera, la faceva sua e si dileguava all'alba, ma al mattino regnava la solitudine a tratti riempita dalle voci delle entità invisibili...
    Nel frattempo le sorelle e i genitori di Psike addolorati x la figlia e x il destino "crudele" predetto dall'oracolo decisero di andarla a cercare e quella stessa notte l'amante invisibile di Psike, cioè il marito, la avvertì di ciò, ma allo stesso tempo la mise in guardia sul fatto ke se lei avesse risposto alla loro kiamata avrebbe dato un gran dolore a lui e x lei stessa sarebbe stata addirittura la fine...
    Psike acconsentì, ma il giorno successivo pianse x la gabbia dorata in cui era costretta senza poter consolare le sorelle e i genitori, e disperata com'era non toccò cibo, non si lavò e non fece nient'altro ke piangere...
    Il suo sposo ke fù di ritorno più presto del solito la sentì piangere e decise così di xmetterle di rivedere le sorelle, di regalare loro anke parte delle rikkezze, ma di non cedere alle tentazioni ke le avrebbero messo in testa, come quella di indagare sull'aspetto del marito xkè se lo avesse fatto sarebbe passata dalla beatitudine alla miseria più nera e lui non sarebbe più tornato alla notte...
    Lei lo ringraziò, gli disse ke lo amava e ke lo preferiva a Cupido (Eros) stesso, si unirono di nuovo e all'alba nuovamente lui svanì.
     

    Psike incontrò le sorelle finalmente e mostrò loro dove viveva, le varie meraviglie ke la circondavano, le fece pranzare e alla fine una delle sorelle kiese ki fosse il padrone di casa e quale fosse il suo aspetto, ma Psike non tradì la promessa fatta al marito e inventò, ma poi x evitare di tradirsi con le sue stesse parole scelse di caricarle di pietre preziose e farle riportare a casa da Zefiro...
    Ma una volta a casa le sorelle fecero uscire tutta la loro invidia verso la sorella, x essere stata fortunata a trovare un marito così ricco, bello come aveva detto Psike (inventando), possente, ke la notte le faceva vivere una favola, con agi e voci a cui ordinare, ecc...
    Decisero ke avrebbero punito tanta fortuna e superbia (ke in realtà non esisteva, era solo la loro invidia a farle ragionare così) e ai genitori invece rinnovarono il dolore, non parlando della realtà...
     

    Nel frattempo il misterioso sposo la notte avvertì Psike delle intenzioni malvagie delle sorelle invidiose e le ricordò ke se lei lo avesse visto in volto anke solo una volta lui sarebbe stato costretto a sparire dalla sua vita e le rivelò ke nel suo grembo stava crescendo una creatura ke se lei avesse custodito il segreto sarebbe stata immortale, un dio, ma ke sarebbe nata umana qualora lei avesse deciso di disobbedire...
    Psike era felicissima e contava i giorni alla nascita e si stupiva nel vedere il grembo crescere così velocemente...
    Ma nuovamente il marito le notti dopo avvertì Psike dell'inganno ke le sorelle volevano inffliggerle e la pregò di ignorarle qualora esse fossero andata a cercarla, ma Psike disse al suo amato ke lui sapeva ke le era sempre stata fedele, ke lo amava, ke anke se non aveva mai visto il suo aspetto non le importava più, sentiva le sue ciokke di capelli, le sue guance morbide e lisce, il calore ke emanava il suo petto, il suo profumo, ke sperava di rivedere molto di lui in quel bimbo ke aspettava x cui non sarebbe caduta nell'inganno, non si sarebbe fatta convincere a scoprire qual'era il suo volto...
    Lui a queste parole e alle sue dolci carezze accettò e le asciugò le lacrime, Psike avrebbe rivisto le sorelle...
     

    Le sorelle il giorno successivo le fecero visita e lei le accolse a braccia aperte senza sapere cosa l'aspettava...
    A fine giornata cominciarono a kiederle ki fosse il marito, da dove venisse e com'era, ma lei non ricordando cosa aveva detto la prima volta invento un'altra storia, poi x tagliar corto diede loro nuove rikkezze e le rimandò indietro.
    Al ritorno a casa le due sorelle parlarono del fatto ke Psike aveva risposto nei 2 incontri in maniera diversa e arrivarono alla conclusione ke o lei raccontava 1 sacco di bugie apposta o non sapeva nemmeno come fosse fatto il marito.
    X cui il giorno seguente tornarono da lei in lacrime inventandosi ke avevano saputo per certo ke colui ke ogni notte le andava a fare visita e consumava con lei in realtà era un serpente gigantesco con un collo gonfio ke tratteneva un veleno potente e mortale, ke aveva grandixime fauci ed era squamoso, molti lo avevano visto tornare nelle acque del fiume all'alba e una volta ke lei avrebbe partorito non si sarebbe più preso cura di lei, ma anzi l'avrebbe divorata insieme al bambino...
    La povera e ingenua Psike fù assalita dal terrore e confessò alle sorelle di non aver mai visto il suo sposo, ke non conosceva nulla di lui se non quel ke gli diceva la notte e ke se ne andava appena la notte lasciava posto all'alba e ke forse avevano ragione, doveva essere proprio un mostro x voler evitare ke lei lo vedesse e kiese loro di aiutarla...
    Le sorelle esposero il piano: quando il suo sposo sfinito si sarebbe addormentato lei avrebbe dovuto prendere la lanterna ke avrebbe nascosto in modo ke lui non potesse vederla e quindi avrebbe preso la lama x ucciderlo e una volta fatto ciò esse sarebbero accorse in suo aiuto x portar via le rikkezze, scappare x poi trovarle un vero uomo ke la sposasse.
    Ma le sorelle in realtà scapparono il più lontano possibile con delle navi e Psike rimase da sola a casa sua ad aspettare suo marito combattuta tra l'amore x lui e l'odio x la bestia ke era secondo le sorelle.
    Preparò tutto x il delitto e quando lui arrivò fecero l'amore finchè alla fine lui si addormentò...
     

    Psike dopo aver riflettuto si fece coraggio e alla fine prese la lama e la lanterna, arrendendosi alla curiositas, ma quando illuminò la figura stesa nel letto fù sopraffatta dalla bellezza di Eros (Cupido) ke era lì addormentato e stupendo, cercò di nascondere allora l'arma, ma le cadde a terra, tremante com'era, e non potè far altro ke ammirare i suoi biondi riccioli, la pelle candida, il corpo xfetto di lui e poi il suo sguardo passò ai piedi del letto sull'arco e le frecce del dio ke la incuriosirono, si punse con una freccia, ma poi lo sguardo tornò a Eros, di cui all'istante s'innamorò e desiderò...
    Iniziò a baciarlo ovunque, piano xkè non si svegliasse, ma mentre era presa da quel momento così eterno dalla lanterna cadde una goccia dell'olio ardente ke bruciò Eros sulla spalla e lui si svegliò...
    Lei aveva disobbedito e lui si sottrasse alle sue carezze e ai suoi baci x sparire nella notte x sempre, ma mentre scappava volando lei riuscì ad afferrare la sua gamba, resistette così a lungo, ma poi cadde e il suo sposo non potè lasciarla a terra così...
    Tornò da lei, ma a distanza, da sopra un cipresso le spiegò ke Venere, sua madre, gli aveva ordinato di vendicarsi di lei facendola innamorare dell'ultimo degli uomini con cui poi si sarebbe sposata, ma ke lui le aveva disobbedito e così facendo si era ferito da solo in quanto lei voleva ucciderlo credendolo un mostro, mentre lui semplicemente l'amava...non aveva ascoltato i suoi avvertimenti, questa era la sua punizione, non vederlo mai più, questo x aver commesso il peccato di hibris, cioè di tracotanza, perchè ha cercato di svelare un mistero ke non le era concesso di scoprire......e anke le sue sorelle sarebbero state presto da lui punite.
    E se ne andò...

    Psike cercò così di gettarsi nel fiume, ma una onda la riportò a riva xkè quel fiume era devoto al dio e non voleva farle del male, ma il dio Pan ke era poco distante la vide gettarsi prima nel fiume e poi piangere disperatamente e le disse ke se stava così x amore non doveva comportarsi in tal modo, ma pregare Eros ke l'avrebbe aiutata...Psike non rispose al dio Pan.
    Come poteva pregare Eros quando era lui il suo amore xso e a cui lei aveva disobbedito x mancanza di fiducia?
    Errando per la strada arrivò al regno del marito di una delle sue sorelle, le raccontò cos'era successo, ma poi aggiunse ke ora Eros non la voleva più e ke invece voleva lei e l'avrebbe sposata con delle nozze legittime ed essa inventò al marito una bugia x andare alla rupe vicino a cui Zefiro l'avrebbe portata a Eros, così si gettò dalla rupe x farsi cullare dal vento verso la casa del dio, ma Zefiro (dio del vento) non la prese e lei si sfracellò sulle rocce...
    Psike si recò, in seguito, dall'altra sorella e le tese la stessa trappola e anke essa si affrettò ad andare alla rupe e fece la stessa fine dell'altra...
     

    Psike cercò Eros ovunque, ma nel frattempo lui si era rifugiato nel letto della madre (Venere  ke era stata avvertita da un gabbiano di tutto l'accaduto e se ne adirò) x curarsi la scottatura...Venere cominciò a riflettere su come fare x punire i due giovani...
    Dopo un lungo cammino, intanto, Psike giunse a un tempio x pregare e sistemare del frumento x la dea cui era dedicato e lì lei, Cerere, le si presentò e le disse ke Venere tramava x ucciderla, ma ke lei non poteva aiutarla nascondendola come le kiedeva xkè Venere era sempre sua "parente" e non se la sentiva di farle un torto...
    Allora uscì dal tempio ed entrò in un'altro poco distante dedicato a Giunone, madre degli dei, e invocò a lei aiuto, ma ank'essa rifiutò di aiutarla e Psike si disperò sempre più e finì x credere ke la miglior cosa da fare sarebbe stata andare da Venere, in fondo non era lei la madre del suo oggetto del desiderio?
    Nel frattempo Venere aveva kiesto con approvazione di Giove l'aiuto di Mercurio, il dio banditore ke le serviva x annunciare pubblicamente con un bando, appunto, ke si dava un premio x ki trovava la ragazza, dato ke lei non era ancora riuscita a farlo...
    Ma a Psike, già vicina al palazzo di Venere, venne incontro la Consuetudine, una delle skiave della dea ke cominciò a inveirle contro e a prenderla x i capelli x trascinarla dalla dea della bellezza, ma quando le fù d'innanzi essa la lasciò alle sue ancelle Angoscia e Tristezza xkè torturassero Psike e poi la riportarono davanti alla loro padrona ke skernì la povera ragazza.
    D'un tratto Venere le si precipitò contro, le distrusse la veste, le strappò i capelli e la colpì più volte, poi prese chicchi di frumento, d'orzo, miglio, semi di papavero, ceci, lentikkie e fave le mescolò e ne fece un gran mucchio e disse a Psike ke una come lei era così brutta ke x avere un uomo doveva almeno saper superare alcune prove ke dimostrassero quanto valeva. E se ne andò lasciando lì la ragazza gravida in quello stato...
    Doveva fare dei mucchietti per ogni tipo di seme, ma come poteva fare?
    Fortunatamente una formica ebbe compassione di lei e kiamò altre piccole formike x aiutarla, condannando la crudeltà della dea.
    In un batter d'occhio tutti i chicchi erano al loro posto, divisi x qualità e le formike scomparse, così quando Venere tornò si infuriò xkè non poteva averlo fatto lei quel lavoro.
    Intanto Eros era sotto chiave in una stanza dorata del palazzo, entrambi dormirono sotto lo stesso tetto, ma separati dal volere altrui e tristi.
     

    Il giorno seguente appena Aurora spinse avanti i suoi carri, cioè quando fece sorgere il sole del nuovo giorno, Venere sottopose Psike alla seconda prova ke consisteva nel portarle un pò della lana d'oro pregiata delle pecore ke pascolavano lungo un ruscello poko più in basso, ma ovviamente c'era un'inganno...ma una canna verde (di quelle x suonare) l'avvertì del xicolo cui si esponeva se fosse andata sotto il sole a prendere la lana delle pecore xkè esse di giorno erano ferocissime e il veleno nei loro denti e le lunghe corna avevano già ucciso i vari ignari uomini ke avevano tentato l'impresa....la canna le consigliò di aspettare ke il sole fosse sceso cosikkè esse si calmassero e poi avrebbe potuto prendere la lana ke era rimasta attaccata alle fronde indisturbatamente e così lei fece...
    Ma, nemmeno questa rischiosa prova non servì ad accattivarsi il favore di Venere ke le scelse un'altra prova: salire su un monte altissimo la cui sorgente alimentava le acque del fiume Cocito e riempire un'anfora di Cristallo con quell'acqua gelida, ma correva un rischio mortale.
    La vetta era inaccessibile e protetta da draghi, strapiombi e rocce impedivano il passaggio, ma...
    Un'acquila reale le venne in aiuto vedendola così affranta x Eros (Cupido/Amore), aveva già servito quel dio precedentemente e aiutare la sua sposa poteva solo giovargli, quindi prese l'anfora e attinse all'acqua.
     

    Ma ora a Psike spettava una quarta prova, la più dura forse, xkè Venere non era ancora soddisfatta...
    Infatti sarebbe dovuta scendere agli Inferi x portare una scatoletta a Proserpina kiedendole se poteva darle un pò della sua bellezza anke x un solo giorno xkè Venere aveva finito la sua dose x curare il figlio malato...
    Psike pensò ke forse era tutto finito, dal momento ke doveva andare negli Inferi sarebbe dovuta morire e forse non ne avrebbe più fatto ritorno, salì su una torre altissima da cui poter gettarsi x metter fine alla sua vita ed entrare in quel regno misterioso, solo x avere il favore di Venere e ricongiungersi col suo amato, ma...
    La torre parlò, le intimò di fermarsi, se si fosse buttata giù dalla torre, sì, sarebbe andata negli Inferi ma non avrebbe potuto più far ritorno nel mondo dei vivi, così le indicò la strada più lunga, ma più saggia...
    A Sparta avrebbe trovato un'imboccatura x scendere in quel regno oscuro, ma addentrandosi avrebbe dovuto seguire alcuni accorgimenti come quello di portare delle ciambelle, del miele e del vino, tenendo in bocca due monete, se incontrava nella sua strada un asino zoppo con un'asinaio anke esso zoppo ke le kiedeva di raccattargli dei rami avrebbe dovuto andare avanti senza fermarsi, arrivata al fiume avrebbe trovato Caronte ke traghettava i morti dall'altra parte del fiume facendosi pagare il pedaggio con una moneta ke xò avrebbe dovuto essere lui a prendere dalla sua bocca, mentre veniva traghettata un vekkio avrebbe kiesto di accoglierlo nella barca ma non doveva cedere, non le era concesso.
    Una volta attraversato il fiume ci sarebbero state delle tessitrici ke le avrebbero kiesto una mano, ma lei avrebbe dovuto passare oltre xkè erano solo un trucco di Venere x farle cadere le ciambelle ke le servivano x il cane gigantesco a 3 teste (una x l'andata e 1 x il ritorno) di guardia alla porta e a Proserpina ke veglia sulla dimora di Dite.
    Proserpina l'avrebbe accolta gentilmente e le avrebbe offerto un grande pasto, l'avrebbe invitata a sedere, ma lei avrebbe dovuto sedersi x terra e non sulla sedia degli ospiti e kiedere solo un pezzettino di pane x poi dire il motivo della sua discesa e preso ciò ke essa le avrebbe affidato sarebbe dovuta risalire, ripercorrendo lo stesso xcorso e soprattutto non avrebbe dovuto aprire la scatola e guardarci dentro.
    Psike seguì alla lettera tutto ciò ke la torre le aveva consigliato e uscì dagli Inferi sana e salva con la scatola, ma una volta fuori fu presa dalla curiosità, la scatola in fondo portava la Divina Bellezza xkè non prenderne solo 1 pokino x piacere di più al suo amato...
    Così aprì quella sventurata scatola...
     

    Nella scatola non c'era nulla, se non sonno, un sonno eterno ke la lasciò lì sul sentiero immobile...
    Nel frattempo Amore, cioè Eros, guarito dalla ferita causata dalla scottatura scappò dalla finestra della stanza in cui era stato imprigionato x riunirsi alla povera Psike, una volta trovatala le tolse il sonno di dosso e lo rikiuse dentro alla scatoletta e pungendola appena con una sua freccia la risvegliò e la esortò a concludere il suo compito prima ke Venere si accorgesse del suo aiuto e se ne andò...
    Eros andò così da Giove ad esporgli la situazione e nonostante i vari guai ke il giovane aveva precedentemente combinato gli diede una mano, convocò tutti gli dei e sancì ke era tempo di metter fine agli adulteri ke Eros aveva perpetrato prima di conoscere Psike, congiungendolo con lei in matrimonio, fece bere a Psike l'ambrosia e lei divenne immortale così ora potevano esserci delle giuste nozze e neanke Venere poteva fare nulla al riguardo.
    Psike e Amore ebbero delle giuste nozze fra pari, come la legge imponeva quindi, e la figlia ke nacque è quella ke viene kiamata dai latini Voluptà, cioè Piacere.
     
     
    Estef
     

     

    September 16

    ρєяℓє ∂ι ѕαggєzzα (αикє ∂σνє иσи тє ℓє αѕρєттєяєѕтι...)

     
     
     

    “Ti preoccupi troppo di ciò che era…e di ciò che sarà…

     

    C’è un detto…

    Ieri è storia…

    Domani è un mistero…

    Ma oggi…è un dono…

    Per questo si chiama presente…”

     

     

                                                                                                                                                   

    Tratto da "Kung-fu panda", Maestro Oogway

     

     

    August 06

    Noi che...

     

    Noi che
    ci divertivamo anche giocando a 'Strega comanda color'

    Noi che
    giocavamo a 'Palla Prigioniera'.

    Noi che
    giocavamo sempre a 'Ruba Bandiera'.

    Noi che
    non dimenticavamo neanche 'dire fare baciare lettera testamento'.

    Noi che
    avevamo i pattini a 4 ruote che si allungavano quando il piede cresceva.

    Noi che
    quando giocavamo coi Lego facevamo anche castelli alti 6 piani che non si smontavano mai.

    Noi che
    consideravamo il più figo quello che andava in bici senza mani.

    Noi che
    se impennavamo ce la tiravamo non poco.

    Noi che
    dicevamo 'posso giocare anche io?' 'eh no...sai, la palla non è mia'

    Noi che
    suonavamo al campanello per chiedere se l'amico era in casa.

    Noi che
    facevamo a gara a chi masticava più big-babol contemporaneamente.

    Noi che
    avevamo adottato gatti e cani randagi che non ci hanno mai attaccato nessuna malattia mortale anche se dopo averli accarezzati ci mettevamo le dita in bocca.

    Noi che
    i termometri li rompevamo, e le palline di mercurio giravano per tutta casa.

    Noi che
    dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella.

    Noi che
    se passavamo la palla al portiere coi piedi e lui la prendeva con le mani non era fallo.

    Noi che
    giocavamo a 'Indovina Chi?' anche se conoscevi tutti i personaggi a memoria.

    Noi che
    sul pullman della gita giocavamo a fiori frutta e città (e la città con la D era sempre Domodossola)..

    Noi che
    con 100 lire ti prendevi 1 cicca con le 3 figurine dei calciatori..

    Noi che
    ci mancavano sempre quattro figurine per finire pure l'album Panini.

    Noi che
    ce l ho ce l ho...MANCA

    Noi che
    le cassette della Disney le abbiamo viste così tante volte ke ora a distanza di 15 anni sappiamo ancora cosa cantavano robin hood e little john.

    Noi che
    in TV guardavamo solo i cartoni animati.

    Noi che
    avevamo i cartoni animati belli!!!

    Noi che
    litigavamo su chi fosse più forte tra le tartarughe ninja

    Noi che
    abbiamo raccontato 1.500 volte la barzelletta del fantasma formaggino.

    Noi che
    cercavamo di far sorridere i sofficini ma si rompevano sempre in 2

    Noi che
    non avevamo il cellulare per andare a parlare in privato sul terrazzo.

    Noi che
    i messaggini li scrivevamo su dei pezzetti di carta da passare al compagno.

    Noi che
    si andava in cabina alla fine della scuola x prendere le schede finite.

    Noi che 
    avevamo la macchina fotografica usa e getta e potevamo fare ben 20 foto.

    Noi che
    non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola o della Bauli con l'albero.

    Noi che
    le palline di natale erano di vetro e si rompevano.

    Noi che
    se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a dormire tardissimo.

    Noi che
    guardavamo film dell'orrore anche se avevamo paura.

    Noi che
    giocavamo a calcio durante l'intervallo col tappino della bottiglia.

    Noi che
    c'era sempre quello che veniva a scuola con la bottiglia dell'acqua solo per avere il tappino

    Noi che
    suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.

    Noi che
    nelle foto delle gite facevamo le corna ed eravamo sempre sorridenti.

    Noi che
    il bagno potevamo farlo solo dopo 2 ore dopo mangiato.

    Noi che
    a scuola andavamo con cartelle da 2 quintali e senza rotelle.

    Noi che
    quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta e con le scarpette nello zaino.

    Noi che
    a scuola ci andavamo da soli e tornavamo da soli.

    Noi che
    se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore.

    Noi che
    le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google.

    Noi che
    internet non esisteva.

    Noi che
    il 'Disastro di Cernobyl' l'abbiamo vissuto nascendo e ci pensavano tutti destinati a 6 dita.

    Noi che
    la merenda a scuola te la portavi da casa

    Noi che
    la merenda portata da casa, all'intervallo era sempre in briciole

    Noi che
    non sapevamo cos'era la morale, solo che era sempre quella.. far merenda con Girella..

    Noi che
    si poteva star fuori in bici il pomeriggio.

    Noi che
    se andavi in strada non era così pericoloso.

    Noi che
    però sapevamo che erano le 4 perché stava per iniziare BIM BUM BAM.

    Noi che
    il primo novembre era 'Tutti i santi', mica solamente il giorno dopo Halloween.

     

    Che fortuna esserci stati.

     
     
    March 23

    La rana e lo scorpione.

       

       

     

    Lo scorpione doveva attraversare il fiume.

    Così non sapendo nuotare, chiese aiuto alla rana: - "Per favore, fammi salire sulla tua schiena e portami sull'altra sponda"

    La rana rispose: - "Fossi matta! Così appena siamo in acqua mi pungi e mi uccidi!!!"

    "Per quale motivo dovrei farlo" - incalzò lo scorpione - "Se ti pungo tu muori e io annego!"

    La rana stette un attimo a pensare, e convintasi della sensatezza dell'obiezione dello scorpione, lo caricò sul dorso e insieme entrarono in acqua.
    A metà del tragitto la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena, e capì di essere stata punta dallo scorpione.

    Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all'insano ospite il perché del folle gesto.
    -"Perché sono uno scorpione…" - rispose lui - “è la mia natura!”.

     

     

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    Tratto da "La rana e lo scorpione" degli 883 (ke a loro volta l'hanno tratta da una storia Zen)                              

     

        

                            

    March 07

    Ki ha tempo non aspetti tempo...



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    SI SPOSTANO SUL RETRO X PARLARE...

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    IL RAGAZZO LA FISSA SBALORDITO

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    Image and video hosting by TinyPicLui: ora chiudi la bocca e ascoltami...

    C'è 1 cosa che devo dirti da molto tempo...

    Io non potrò mai e poi mai riuscire a non parlarti xke x me 6 tutto...

    Io credo ke tu sia fantastica... stupenda...

    unica... eccezionale.. inimitabile... bellissima...

    e nessuna altra ragazza potrà mai competere con te...Image and video hosting by TinyPic

    Image and video hosting by TinyPicLei: e xke me lo dici solo adesso???Image and video hosting by TinyPic

    Image and video hosting by TinyPicLui: xke tu stavi con... lui... ke tra l'altro ho sempre odiato...

    il suo modo di fissarti assiduo... mi faceva vomitare...

    chissà ke malsane idee si faceva quello li...

    io ci stavo male... avrei voluto dirtelo...Image and video hosting by TinyPic

    Image and video hosting by TinyPicLei: infatti...io mi struggevo x te e.. quando decido di dimenticarti e mi fidanzo... e tu... ke fai??? decidi di venirmi dietro???Image and video hosting by TinyPic

    Image and video hosting by TinyPicLui: ti sbagli... è da molto tempo prima che mi piacevi... solo ke sn stato troppo... ecco... imbranato...Image and video hosting by TinyPic
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    senza freni... senza paura... semplicemente...TI AMOImage and video hosting by TinyPicImage and video hosting by TinyPic

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    immensamente... incondizionatamente... semplicemente... io...

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    January 09

    Il tempo delle favole realistike...

     
     
    Quella ke posterò di seguito è una dolce e triste favola ke volevo sentirmi raccontare in continuazione quando ero bimba e ke mi faceva commuovere sempre.
    Ricordo ke mi arrabbiavo pure quando arrivavo alla fine, xkè è una fine triste anke se...
    Non voglio anticiparvi niente xciò buona lettura!!!
     
     

    La piccola fiammiferaia

    di Hans Christian Andersen

     

    Faceva molto freddo, nevicava e calava la sera – l’ultima sera dell’anno, per l’appunto, la sera di San Silvestro. Nel freddo e l'oscurità, una povera bimba girava per le strade, a capo scoperto, a piedi nudi. Veramente, quand’era uscita di casa, aveva certe babbucce; ma a che le erano servite? Erano molto grandi, prima erano appartenute a sua madre, e così larghe e sgangherate, che la bimba le aveva perdute, traversando in fretta la via, per scansare due carrozze, che s’incrociavano con tanta furia… Una non s’era più trovata, e l’altra se l’era presa un monello, dicendo che ne avrebbe fatto una culla per il suo primo figliuolo.


    E così la bambina camminava coi piccoli piedi nudi, fatti rossi e turchini dal freddo: aveva nel vecchio grembiule una quantità di fiammiferi, e ne teneva in mano un pacchetto. In tutta la giornata non era riuscita a venderne nemmeno uno; nessuno le aveva dato un soldo; aveva tanta fame, tanto freddo, e un visetto patito e sgomento, povera creaturina…. I fiocchi di neve le cadevano sui lunghi capelli biondi, sparsi in bei riccioli sul collo; ma essa non pensava davvero ai riccioli! Tutte le finestre scintillavano di lumi; per le strade si spandeva un buon odorino d’arrosto; era la vigilia del capo d’anno : a questo ella pensava.


    Nell’angolo formato da due case, di cui una sporgeva innanzi sulla strada, sedette, abbandonandosi, rannicchiandosi tutta, tirandosi sotto le povere gambe. Il freddo la prendeva sempre più ma la bimba non osava ritornare a casa: riportava tutti i fiammiferi e nemmeno un soldino. Il babbo l’avrebbe certo picchiata; e del resto, forse, non faceva freddo anche a casa? Abitavano proprio sotto il tetto, ed il vento ci soffiava tagliente, sebbene le fessure più larghe fossero turate, alla meglio, con paglia e stracci.

    Le sue manine erano quasi morte dal freddo. Ah, quanto bene le avrebbe fatto un piccolo fiammifero! Se si arrischiasse a cavarne uno dalla scatolina, e a strofinarlo sul muro per riscaldarsi le dita… Ne cavò uno, e trracc ! Come scoppiettò, come bruciò! Mandò una fiamma calda e chiara come una piccola candela, quando ella la parò con la manina. Che strana luce! Pareva alla piccina d’essere seduta dinanzi ad una grande stufa di ferro, con le borchie e il coperchio di ottone lucido: il fuoco ardeva così allegramente, e riscaldava così bene!… La piccina allungava giù le gambe, per riscaldare anche quelle… ma la fiamma si spense, la stufa scomparve, ed ella si ritrovò là seduta, con un pezzettino di fiammifero bruciato tra le mani.


    Ne accese un altro: anche questo bruciò, rischiarò, e il muro, nel punto in cui batteva la luce, divenne trasparente come un velo. La bimba vide proprio dentro nella stanza, dove la tavola era apparecchiata con una bella tovaglia, d’una bianchezza abbagliante e con finissime porcellane; nel mezzo della tavola, l’oca arrostita fumava, tutta ripiena di mele cotte e di prugne. Il più bello poi fu che l’oca stessa balzò fuori dal piatto, e , col trinciante ed il forchettone piantati nel dorso, si diede ad arrancare per la stanza, dirigendosi proprio verso la povera bambina… Ma il fiammifero si spense, e non vide più che il muro opaco e freddo.


    La piccolina accese un terzo fiammifero. E si trovò sotto ad un magnifico albero, ancora più grande e meglio ornato di quello che aveva veduto, attraverso i vetri dell’uscio, nella casa del ricco negoziante, la sera di Natale. Migliaia di lumi scintillavano tra i verdi rami, e certe figure colorate, come quelle che si vedono esposte nelle vetrine dei negozi, guardavano la piccina. Ella tese le mani… e il fiammifero si spense.

    I lumicini di Natale volarono su in alto, sempre più in alto: ed ella si avvide allora ch’erano stelle lucenti. Una stella cadde, e segnò una lunga striscia di luce sul fondo del cielo.


    - Qualcuno muore! – disse la piccola, perché la sua vecchia nonna (l’unica persona al mondo che l’avesse trattata amorevolmente – ma che purtroppo era morta), la sua vecchia nonna le aveva detto: - Quando una stella cade, un’anima sale in paradiso.


    Strofinò contro il muro un altro fiammifero, che mandò un grande chiarore tutto intorno ed in quel chiarore la vecchia nonna apparve, tutta raggiante, e mite, e buona… - Oh, nonna! – gridò la piccolina: - Prendimi con te! So che tu sparisci, appena la fiammella si spegne, come sono spariti la bella stufa calda, l’arrosto fumante, ed il grande albero di Natale! –


    Presto presto, accese tutti insieme i fiammiferi che ancora rimanevano nella scatolina: voleva trattenere la nonna…

    I fiammiferi diedero tanta luce che nemmeno di pieno giorno è così chiaro: la nonna non era mai stata così bella, così grande…

    Ella prese la bambina tra le sue braccia, ed insieme volarono su, verso lo Splendore e la Gioia, su, in alto, dove non c’è più fame, nè freddo, né angustia, - e giunsero presso Dio.


    Ma nell’angolo tra le due case, allo spuntare della fredda alba, fu veduta la piccina, con le gotine rosse ed il sorriso sulle labbra, morta assiderata nell’ultima notte del vecchio anno.

    La prima alba dell’anno nuovo passò sopra il piccolo corpo, disteso là, con le scatole dei fiammiferi, di cui una era quasi tutta bruciata.


    Ha cercato di scaldarsi… - dissero.


    Ma nessuno seppe tutte le belle cose che la bimba aveva visto; nessuno seppe tra quanta luce era entrata, con la vecchia nonna, nella gioia dell'alba del Nuovo Anno.

     

     

    Una storia saggia!!!

     

     

     

    “I vestiti nuovi dell'Imperatore”

    di Hans Christian Andersen

     

    C'era una volta un imperatore che amava così tanto la moda da spendere tutto il suo denaro soltanto per vestirsi con eleganza. Non aveva nessuna cura per i suoi soldati, né per il teatro o le passeggiate nei boschi, a meno che non si trattasse di sfoggiare i suoi vestiti nuovi: possedeva un vestito per ogni ora del giorno, e mentre di solito di un re si dice: "È nella sala del Consiglio", di lui si diceva soltanto: "È nel vestibolo".

    Nella grande città che era la capitale del suo regno, c'era sempre da divertirsi: ogni giorno arrivavano forestieri, e una volta vennero anche due truffatori: essi dicevano di essere due tessitori e di saper tessere la stoffa più incredibile mai vista. Non solo i disegni e i colori erano meravigliosi, ma gli abiti prodotti con quella stoffa avevano un curioso potere: essi diventavano invisibili agli occhi degli uomini che non erano all'altezza della loro carica, o che erano semplicemente molto stupidi.

    "Quelli sì che sarebbero degli abiti meravigliosi!", pensò l'imperatore: con quelli indosso, io potrei riconoscere gli incapaci che lavorano nel mio impero, e saprei distinguere gli stupidi dagli intelligenti! Devo avere subito quella stoffa!".

    E pagò i due truffatori, affinché essi si mettessero al lavoro.

    Quei due montarono due telai, finsero di cominciare il loro lavoro, ma non avevano nessuna stoffa da tessere. Chiesero senza tanti complimenti la seta più bella e l'oro più brillante, se li misero in borsa, e continuarono a tessere così, coi telai vuoti, fino a tarda notte.

    "Mi piacerebbe sapere a che punto stanno con la stoffa!", pensava intanto l'imperatore; ma a dire il vero si sentiva un po' nervoso al pensiero che una persona stupida, o incompetente, non avrebbe potuto vedere l'abito. Non che lui temesse per sé, figurarsi: tuttavia volle prima mandare qualcun altro a vedere come procedevano i lavori.

    Nel frattempo tutti gli abitanti della città avevano saputo delle incredibili virtù di quella stoffa, e non vedevano l'ora di vedere quanto stupido o incompetente fosse il proprio vicino.
    "Manderò dai tessitori il mio vecchio e fidato ministro", decise l'imperatore, "nessuno meglio di lui potrà vedere che aspetto ha quella stoffa, perché è intelligente e nessuno più di lui è all'altezza del proprio compito".

    Così quel vecchio e fidato ministro si recò nella stanza dove i due tessitori stavano tessendo sui telai vuoti. "Santo cielo!", pensò, spalancando gli occhi, "Non vedo assolutamente niente!"

    Ma non lo disse a voce alta.

    I due tessitori gli chiesero di avvicinarsi, e gli domandarono se il disegno e i colori erano di suo gradimento, sempre indicando il telaio vuoto: il povero ministro continuava a fare tanto d'occhi, ma senza riuscire a vedere niente, anche perché non c'era proprio niente.
    "Povero me", pensava intanto, "ma allora sono uno stupido? Non l'avrei mai detto! Ma è meglio che nessun altro lo sappia! O magari non sono degno della mia carica di ministro? No, in tutti casi non posso far sapere che non riesco a vedere la stoffa!"

    "E allora, cosa ne dice", chiese uno dei tessitori.

    "Belli, bellissimi!", disse il vecchio ministro, guardando da dietro gli occhiali. "Che disegni! Che colori! Mi piacciono moltissimo, e lo dirò all'imperatore."

    "Ah, bene, ne siamo felici", risposero quei due, quindi si misero a discutere sulla quantità dei colori e a spiegare le particolarità del disegno. Il vecchio ministro ascoltò tutto molto attentamente per poterlo ripetere fedelmente quando sarebbe tornato dall'imperatore e così fece.
    Allora i due truffatori chiesero ancora soldi, e seta, e oro, che gli sarebbe servito per la tessitura. Ma poi infilarono tutto nella loro borsa, e nel telaio non ci misero neanche un filo. Eppure continuavano a tessere sul telaio vuoto.

    Dopo un po' di tempo l'imperatore inviò un altro funzionario, assai valente, a vedere come procedevano i lavori. Ma anche a lui capitò lo stesso caso del vecchio ministro: si mise a guardare, a guardare, ma siccome oltre ai telai vuoti non c'era niente, non poteva vedere niente.
    "Guardi la stoffa, non è magnifica?", dicevano i due truffatori, e intanto gli spiegavano il meraviglioso disegno che non esisteva affatto.

    "Io non sono uno stupido!", pensava il valente funzionario. "Forse che non sono all'altezza della mia carica! Davvero strano! Meglio che nessuno se ne accorga!"

    E così iniziò anche lui a lodare il tessuto che non riusciva a vedere, e parlò di quanto gli piacessero quei colori, e quei disegni così graziosi. "Sì, è davvero la stoffa più bella del mondo", disse poi all'imperatore.

    Tutti i sudditi non facevano che discutere di quel magnifico tessuto. Infine anche l'imperatore volle andare a vederlo, mentre esso era ancora sul telaio. Si fece accompagnare dalla sua scorta d'onore, nella quale c'erano anche i due ministri che erano già venuti, e si recò dai due astuti imbroglioni, che continuavano a tessere e a tessere... un filo che non c'era.
    "Non è forse 'magnifique'?", dicevano in coro i due funzionari; "Che disegni, Sua Maestà! Che colori!", e intanto indicavano il telaio vuoto, perché erano sicuri che gli altri ci vedessero sopra la stoffa.

    "Ma cosa sta succedendo?", pensò l'imperatore, "non vedo proprio nulla! Terribile! Che io sia stupido? O magari non sono degno di fare l'imperatore? Questo è il peggio che mi potesse capitare!"
    "Ma è bellissimo", intanto diceva. "Avete tutta la mia ammirazione!", e annuiva soddisfatto, mentre fissava il telaio vuoto: mica poteva dire che non vedeva niente! Tutti quelli che lo accompagnavano guardavano, guardavano, ma per quanto potessero guardare, la sostanza non cambiava: eppure anch'essi ripeterono le parole dell'imperatore: "Bellissimo!", e gli suggerirono di farsi fare un abito nuovo con quella stoffa, per l'imminente parata di corte.
    "'Magnifique'!, 'Excellent'!", non facevano che ripetere, ed erano tutti molto felici di dire cose del genere. L'imperatore consegnò ai due imbroglioni la Croce di Cavaliere da tenere appesa al petto, e li nominò Grandi Tessitori.

    Per tutta la notte prima della parata di corte, quei due rimasero alzati con più di sedici candele accese, di modo che tutti potessero vedere quanto era difficile confezionare i nuovi abiti dell'imperatore. Quindi fecero finta di staccare la stoffa dal telaio, e poi con due forbicioni tagliarono l'aria, cucirono con un ago senza filo, e dissero, finalmente: "Ecco i vestiti, sono pronti!"
    Venne allora l'imperatore in persona, coi suoi più illustri cavalieri, e i due truffatori, tenendo il braccio alzato come per reggere qualcosa, gli dissero: "Ecco qui i pantaloni, ecco la giacchetta, ecco la mantellina..." eccetera. "Che stoffa! È leggera come una tela di ragno! Sembra quasi di non avere indosso nulla, ma è questo appunto il suo pregio!"

    "Già", dissero tutti i cavalieri, anche se non vedevano niente, perché non c'era niente da vedere.
    "E ora", dissero i due imbroglioni, se Sua Maestà Imperiale vorrà degnarsi di spogliarsi, noi lo aiuteremo a indossare questi abiti nuovi proprio qui di fronte allo specchio!"
    L'imperatore si spogliò, e i due truffatori fingevano di porgergli, uno per uno, tutti i vestiti che, a detta loro, dovevano essere completati: quindi lo presero per la vita e fecero finta di legargli qualcosa dietro: era lo strascico. Ora l'imperatore si girava e rigirava allo specchio.

    "Come sta bene! Questi vestiti lo fanno sembrare più bello!", tutti dicevano. "Che disegno! Che colori! Che vestito incredibile!"

    "Stanno arrivando i portatori col baldacchino che starà sopra la testa del re durante il corteo!", disse il Gran Maestro del Cerimoniale.

    "Sono pronto", disse l'imperatore. "Sto proprio bene, non è vero?" E ancora una volta si rigirò davanti allo specchio, facendo finta di osservare il suo vestito.

    I ciambellani che erano incaricati di reggergli lo strascico finsero di raccoglierlo per terra, e poi si mossero tastando l'aria: mica potevano far capire che non vedevano niente.
    Così l'imperatore marciò alla testa del corteo, sotto il grande baldacchino, e la gente per la strada e alle finestre non faceva che dire: "Dio mio, quanto sono belli gli abiti nuovi dell'imperatore! Gli stanno proprio bene!" Nessuno voleva confessare di non vedere niente, per paura di passare per uno stupido, o un incompetente. Tra i tanti abiti dell'imperatore, nessuno

    aveva riscosso tanto successo.

    "Ma l'imperatore non ha nulla addosso!", disse a un certo punto un bambino. "Santo cielo", disse il padre, "Questa è la voce dell'innocenza!". Così tutti si misero a sussurrare quello che aveva detto il bambino.

    "Non ha nulla indosso! C'è un bambino che dice che non ha nulla indosso!"

    "Non ha proprio nulla indosso!", si misero tutti a urlare alla fine. E l'imperatore rabbrividì, perché sapeva che avevano ragione; ma intanto pensava: "Ormai devo condurre questa parata fino alla fine!", e così si drizzò ancora più fiero, mentre i ciambellani lo seguivano reggendo una coda che non c'era per niente.

     

     

     

    July 06

    PERLE DI SAGGEZZA


    Una ragazza domandò ad un ragazzo se la considerava carina.
    Lui disse.....NO
    Poi gli domandò se desiderava stare con lei per sempre.
    Lui rispose......NO
    Allora gli domandò se avesse pianto nel caso fosse partita.
    E lui disse....NO
    La ragazza aveva ascoltato abbastanza......
    Cominciò a camminare e le lacrime cominciarono a rigarle il volto.
    Allora il ragazzo la prese dal braccio e le rispose:
    "Tu non sei carina, sei BELLA.
    Non voglio stare con te per sempre. HO BISOGNO di stare con te per sempre.
    E se te ne andassi non piangerei....MORIREI"


    (¯`·.·´¯) (¯`·.·´¯)
    *`·.¸(¯`·.·´¯)¸.·´
    ¤ º° ¤`·.¸.·´ ¤ º° ¤`·.¸.·´`*



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    Fai in modo ke l'amore riempia il tuo cuore, ma fai in modo ke nessuno, e dico nessuno, possa mai distruggere quello ke sei in nome dell'amore...
    L'amore non ha condizioni...ama e basta!!!!


    by Estef

    June 24

    SOLO X TE...


    Oh eccomi qui, oggi vi voglio raccontare una storia se vi sentite abbastanza in vena di sentirla...
    Vorrei solo dirvi una cosa prima di iniziare...
    Nella vita succedono tante cose, belle ma anke spesso brutte, ma ciò ke ho imparato è ke alle volte pensare troppo non fà poi così bene, si perdono molte buone occasioni, magari x paura, o timidezza, a volte anke si ha ragione, nel senso ke se si ha la pulce nell'orecchio qualcosa di strano c'è effettivamente...
    Ma...il mondo non è tutto cattivo, e mi stupisco a dirvelo,
    xkè non sono di mio una xsona molto fiduciosa negli altri, ma è così...
    Sono poke...e magari non le abbiamo ancora incontrate nella nostra strada verso l'ignoto...
    Ma se vi dovesse accadere di incontrarle...
    Non fatevele scappare, non abbiate paura di loro e sopratutto non abbiate paura di voi stessi e dei vostri sentimenti...

    Bè, allora io, dopo questa lunga introduzione mi appresto a cominciare a raccontare...


    ...C'era una volta un ragazzo nato con una grave malattia...
    Una malattia di cui non si conosceva la cura...
    Aveva 17 anni, ma poteva morire in qualsiasi momento.
    Visse sempre in casa sua, con l'assistenza di sua madre...

    Stanco di stare in casa, decise di uscire almeno una volta...
    Chiese il permesso a sua madre. Lei accettò.
    Camminando nel suo quartiere vide diversi negozi.
    Passando per un negozio di musica, guardando dalla vetrina,
    notò la presenza di una tenera ragazza della sua età.

    Fu amore a prima vista.
    Aprì la porta ed entrò guardando nient'altro che la ragazza.
    Avvicinandosi poco a poco, arrivò al bancone dove c'era la ragazza.
    Lei lo guardò e gli disse sorridente: "Posso aiutarti?"

    Nel frattempo egli pensava che era il sorriso più bello che avesse mai visto nella sua vita.
    Nello stesso istante sentì il desiderio di baciarla.
    Balbettando le disse: "Si, eeehhhmmm, uuuhhh...mi piacerebbe comprare un CD".
    Senza pensarci, prese il primo che vide e le diede i soldi.

    "Vuoi che te lo impacchetti?" - chiese la ragazza sorridendo di nuovo.
    Egli rispose di si annuendo; lei andò nel magazzino, tornò con il pacchetto e glielo consegnò.
    Lui lo prese ed uscì dal negozio.

    Tornò a casa e da quel giorno in poi andò al negozio ogni giorno per comprare un cd.
    Faceva fare il pacchetto sempre alla ragazza e poi tornava a casa per riporlo nell'armadio.
    Egli era molto timido per invitarla ad uscire e nonostante provasse non ci riusciva.
    Sua madre si interessò alla situazione e lo spronò a tentare, così egli il giorno seguente si armò di coraggio e si diresse al negozio.
    Come tutti i giorni comprò un altro cd e come sempre lei gli fece una confezione.

    Lui prese il cd e, in un momento in cui la ragazza era distratta, posò rapidamente un foglietto con il suo numero di telefono sul bancone, dopodiché uscì di corsa dal negozio.
    Driiiiin!!! Sua madre rispose al telefono:"Pronto?", era la ragazza che chiedeva di suo figlio...
    La madre afflitta cominciò a piangere mentre diceva: "Non lo sai? è morto ieri"

    .....

    .....

    .....

    Ci fu un silenzio prolungato interrotto dai lamenti della madre.
    Più tardi la madre entrò nella stanza del figlio per ricordarlo.
    Decise di iniziare dal guardare tra la sua roba. Aprì l'armadio.
    Con sorpresa si trovò di fronte ad una montagna di cd impacchettati.

    Non ce ne era nemmeno uno aperto.
    Le procurò una curiosità vederne tanti che non resistette: ne prese uno e si sedette sul letto per guardarlo; facendo ciò, un biglietto uscì dal pacchettino di plastica..
    La madre lo raccolse per leggerlo, diceva:
    "Ciao!!! Sei bellissimo! Ti andrebbe di uscire con me?? TVB...Sofia."
    La madre emozionata ne aprì altri e trovò altri bigliettini: tutti dicevano la stessa cosa.



    Morale:
    Questa è la vita, non aspettare troppo per dire a qualcuno di speciale quello che senti.
    Dillo oggi stesso.
    Domani potrebbe essere troppo tardi...