Estef's profileL’abbraccio gelido e nom...PhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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November 24 Poveri noi!!!!!!!!!!!Buon giorno a tutti!!!!
Oggi sono in ferie x cui prima di adempiere a tutte le varie cose da fare ho deciso di aggiornare questo mio piccolo spazio xsonale...
Ultimamente la politica è caduta proprio in basso e a farne le spese purtroppo siamo tutti noi...
La scuola e i tagli fatti x screditare e peggiorare la pubblica a vantaggio delle private e di chi non se le possono permettere, veline o show-girl incapaci in Parlamento, cucù durante cerimonie e/o riunioni importanti, battute sull' "abbronzatura" del nuovo presidente Americano, Parlamentari che paragonano lo stesso presidente Americano 1 modo x far entrare i terroristi, studenti aggrediti da esponenti dell'estrema destra (questi ultimi muniti di manganelli e lasciati coi manganelli in mano dalla polizia finchè non hanno iniziato a pestare) e i giornali che, a servizio del potere, incolpano gli studenti pacifici e altre varie bassezze di ogni tipo...
La barzelletta che stò x postare può riassumere molto di ciò ke siamo costretti a vedere negli ultimi tempi.
E questo vale sia x destra ke x sinistra!!!!!!
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Leggete qui:
July 13 Il tempo dei Grandi Ideali...
Tempo di Olimpiadi e le ingiustizie di paesi lontani vengono portate alla luce…
Tornando indietro nel tempo non si possono scordare quelle del 1968.
Gara dei 200 m: uno dei più grandi sprinter dell’atletica leggera, Tommie Smith, vince e crea un record di 19.83 secondi che non è stato superato fino al 1979, quando fu battuto, sempre a Città del Messico, dall'italiano Pietro Mennea. Secondo arrivò l’australiano Pietro Norman e terzo un altro Afro-americano: John Carlos.
Al momento della premiazione Tommie Smith e John Carlos presero posto nei rispettivi scalini del podio, con le loro medaglie al petto (la prima d’oro, l’altra di bronzo), si tolsero le scarpe, restando li sopra con le loro calze nere, mentre la bandiera Statunitense era stata issata e oscillava nel vento i due abbassarono la testa e alzarono il pugno, quello destro Smith, e quello sinistro Carlos, pugni che venivano fatti risaltare dai guanti di cuoio color nero. Gli occhi e la testa erano rivolti verso il basso e non alla bandiera americana, per protesta (era soprattutto un omaggio a tutti quelli che avevano perso la vita per la libertà).
La premiazione e soprattutto il gesto di Tommie Smith e John Carlos fecero riflettere e sconvolsero l’opinione pubblica ma cosa ancora più importante diede una svolta importante per la lotta per i diritti civili degli Afro-americani. Due Afro-americani erano arrivati sul podio e volevano reclamare la loro appartenenza ad un gruppo di persone i cui diritti ancora non erano pienamente riconosciuti.
Smith spiegò il perché del gesto in un'intervista: il pugno destro dritto in aria rappresentava il potere nero in America, mentre quello sinistro rappresentava l’unità dell’America nera, il togliersi le scarpe restando con le sole calze nere stava a rappresentare lo stato di povertà in cui il loro popolo, Afro-americano, versava da sempre. Comunicarono solidarietà al Movimento dei Black power che lottava per i diritti civili e soprattutto manifestarono in maniera non-violenta attuando la disobbedienza civile che Martin Luther King (morto assassinato, colpito da una pallottola, poco tempo prima delle Olimpiadi) poco prima aveva iniziato.
Quel gesto suscitò polemiche e scalpore, ma scavò anche dentro le coscienze della gente… Tommie Smith diventò un portavoce dei diritti umani, attivista, e simbolo dell'orgoglio afro-americano, in patria ed anche all'estero.
Precedentemente, verso la fine del 1967, alcuni atleti neri avevano dato vita all’Olympic Project for Human Rights, OPHR, con l’obiettivo di organizzare un boicottaggio alle olimpiadi che si sarebbero tenute l’anno successivo a Città del Messico (quelle appunto vinte da Smith e Carlos).
Il leader del progetto era il dottor Harry Edwards, che seppur appoggiato da Smith e da altri, non riuscì però a convincere gli atleti neri della nazionale olimpica a partecipare al boicottaggio.
I due atleti sfruttarono quindi la possibilità offertagli dalla vittoria, durante la premiazione per farsi “sentire”.
L’atleta bianco, Pietro Norman, arrivato secondo, prese a suo modo parte all’evento portando sul petto un piccolo distintivo con scritto OPHR (Olympic Project for Human Rights).
Norman era membro dell'Esercito della salvezza, un'organizzazione della Chiesa cristiana mondiale, a Melbourne dove era nato e cresciuto aveva visto con i propri occhi la discriminazione razziale nei confronti degli aborigeni. Fu lui a suggerire agli altri due di dividersi i guanti, uno per uno e si appuntò la loro spilla sul petto, rendendo ancora più dirompente la protesta in mondovisione.
"Quel giorno diventammo fratelli", disse 25 anni dopo Carlos quando i tre si rincontrarono per la prima volta. Norman fu duramente ripreso dai dirigenti australiani e ai giochi successivi di Montreal non fu convocato nonostante avesse i tempi richiesti.
Smith in un'intervista disse: “C’è stato un momento in cui ci hanno applaudito: quando la gara era terminata. Ma sappiamo che vi sono dei bianchi che pensano ai negri come a degli animali non pensanti, delle formiche; per altri siamo cavalli da parata. Quando abbiamo levato il pugno, qualcuno, in tribuna, ha mostrato il pollice verso...”
Smith e Carlos, però, come tutti gli idealisti che hanno rinunciato al silenzio ebbero delle ripercussioni nella propria vita privata.
Furono infatti accusati di vilipendio alla bandiera, furono espulsi dalla squadra nazionale e banditi dal villaggio olimpico, inoltre per diversi anni non riuscirono a trovare alcun impiego/occupazione, seguirono varie minacce di morte.
Sapevano a cosa sarebbero andati incontro, ma credevano in quel che facevano, avevano degli ideali, gli stessi ideali che con la lotta non violenta e il loro contributo migliorarono la condizione degli Afro-americani, anche se ai giorni nostri molta strada è ancora da fare… Il 17 ottobre 2005 – anniversario del loro gesto – la San José State University (Silicon Valley) ha scoperto un monumento scolpito dal portoghese Ricardo Gouveia in onore degli ex allievi Tommie Smith e John Carlos, per la loro protesta olimpica a favore dei diritti degli Afro-americani da sempre calpestati. Uno dei rarissimi casi di monumenti eretti a persone ancora vive.
Tommie Smith era nato a Clarksville, in Texas, il giorno dello sbarco in Normandia.
Era cresciuto lavorando in una piantagione di cotone, si era iscritto all'università vendendo macchine e studiando la Costituzione e i discorsi di Thomas Jefferson.
In pista era veloce e lo chiamavano Tommie Jet e lo paragonavano a Jesse Owens, il campione afro-americano che nel 1936 aveva tolto il sorriso a Hitler dominando le Olimpiadi di Berlino nonostante la pelle scura.
Ma lui, Tommie, non voleva essere come il grande Jesse, cittadino emerito quando vinceva e “negro” il resto dell'anno.
Quando vinse alle Olimpiadi in Messico, Tommie Smith aveva 24 anni e decise di dedicare la sua medaglia d'oro ai fratelli e alle sorelle che venivano linciati, umiliati, esclusi dalle pari opportunità.
Grazie alle sue doti atletiche, aveva vinto una borsa di studio al college e si era poi trasferito in California dove si allenavano i velocisti più forti del paese.
Alla San Josè State University, aveva conosciuto Tommie Smith e insieme avevano aderito al Progetto olimpico per i diritti umani, una petizione degli atleti afro-americani contro le discriminazioni razziali promossa da Harry Edwards, sociologo e attivista con un passato da lanciatore del disco, il 'Professor Protesta' di uno dei tanti campus in fermento contro la guerra del Vietnam che la tv portava nelle case americane nella seconda metà degli anni Sessanta. Quando conquistò la medaglia di bronzo a Città del Messico, John Carlos aveva 23 anni e pensò che la giustizia sociale fosse più importante di un pezzo di metallo.
Avevano la mia età ed erano idealisti con una coscienza sociale, non degli illusi ma dei coraggiosi come ai tempi nostri non ce ne sono quasi più.
Ci vorrebbero ancora dei Tommie Smith e dei John Carlos...
Estef
January 23 Una legge indispensabile...Buona giornata a tutti.
In questo mio intervento vi voglio parlare di una cosa di cui si parla molto negli ultimi tempi in tv, fra la gente comune e molto spesso senza avere le giuste informazioni.
Parlo della famosa Legge 194 del 1978.
Si proprio lei, la legge sull' aborto.
Prima del 1978 la disciplina penale considerava l'aborto provocato intenzionalmente come un grave reato, per il quale erano previste sanzioni severe contenute nel titolo X del libro II del codice penale. La Corte Costituzionale, pur ritenendo che "la tutela del concepito ha fondamento costituzionale" (art. 2 della Costituzione in difesa dei diritti inviolabili dell'uomo), si espresse in favore dell'interruzione della gravidanza (indicata con la sigla IVG) se giustificata da motivi molto gravi (sentenza n. 27 del 18/2/1975). L'aborto da allora può essere richiesto quando la gravidanza "implichi danno o pericolo grave, medicalmente accertato e non altrimenti evitabile, per la salute della donna". Tre anni dopo, il 22/5/1978, venne definitivamente approvata la legge sull'aborto n. 194, secondo la quale decadevano i reati previsti dal titolo X e si consentiva l'interruzione della gravidanza entro i primi 90 giorni di gestazione, nei casi in cui la sua prosecuzione costituisse gravi rischi per la salute psico-fisica della donna.
La disciplina italiana sull'aborto contiene le "Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza", 22 articoli che ne regolano l'attuazione. Questa legge ha permesso per decenni che la donna venisse tutelata, portando la società e la donna stessa verso l'ascolto dei problemi e la possibilità di esercitare i propri diritti, cosa che ora si cerca di negare.
Fermiamoci un attimo a pensare cosa succedesse prima dell' avvento di questa legge.
Le donne non potevano scegliere, andavano incontro a scelte obbligate: tenere il figlio o ricorrere all'aborto clandestino.
Le due possibilità non erano semplici da fronteggiare come sembra...
Spesso le famiglie di queste donne non avevano la possibilità materiale di occuparsi del figlio a causa delle condizioni economiche, o del fatto che magari la donna non era sposata e andava incontro alla stigmatizzazione sociale essendo marchiata a vita come donna "facile" (ciò anche nel caso in cui fosse stata abbandonata dal suo ragazzo), altre volte una donna poteva non volere il figlio semplicemente perchè era stata violentata e il fatto di tenersi un figlio non voluto e sopratutto che le ricordasse il trauma subito aggiungendo instabilità psichica per il fatto di tenerlo nel grembo per nove mesi non è cosa da sottovalutare.
Spesso sento gente dire che la donna se non vuole il figlio può comunque tenerlo e al momento del parto darlo in adozione...
Non è così semplice perchè per prima cosa la gente non sà perchè la donna lo fà e giudica, non ammette che la donna faccia una cosa del genere perchè la donna è vista come l'angelo del focolare, per cui non viene accettato che faccia scelte come questa, rischia l'allontanamento.
Poche volte ci si sofferma sui motivi che costringono una donna a fare queste scelte.
Una donna non fà MAI alla leggera una scelta come questa, è un qualcosa che la segna per tutta la vita...
Cercando di modificare o togliere questa legge non si fà altro che tornare indietro di 30 anni.
Si mette la donna nella condizione di non permetterle di decidere cosa è bene per lei, la si costringe a scelte obbligate senza tener conto delle sue problematiche, costringendola a fare come facevano le donne precedentemente all'entrata in vigore della 194/78, cioè ad arrivare agli aborti clandestini mettendo in pericolo la vita della donna stessa, cosa che però come è sempre stato non comprende le persone facoltose che continueranno a praticare l'aborto in modo legale volando in altri stati esteri che lo consentono, con la scusa della vacanza per rigenerarsi (persone che solitamente sono quelle contro l'aborto, quelle secondo cui l'apparenza è tutto).
Una donna prima di arrivare alla decisione di abortire ci riflette e il più delle volte rinuncia ad abortire, tiene il figlio.
L'aborto, specie se nel caso di primo "figlio" può portare la donna alla sterilità.
L'aborto è l'ultima spiaggia a cui la donna arriva quando si sente senza via d'uscita il più delle volte, non è giusto toglierle l'unica via di fuga magari da una situazione per lei insostenibile.
E sopratutto, indipendentemente dal fatto se noi stessi lo faremmo mai o no (io per esempio non credo che lo farei mai perchè vedrei il feto come una parte di me e non mi sentirei di buttarlo via), non è giusto però che ci permettiamo di scegliere per chi invece vuole farlo o per chi potrebbe avere bisogno di abortire per le ragioni che ho spiegato sopra e altre che probabilmente ho tralasciato, ma non per questo meno degne di essere tutelate.
Vi lascio comunque il link di un sito che propone il testo della Legge 194 del 1978, spero che leggendolo possiate capire che comunque l'aborto da questa legge non è accettato in toto, ma piutttosto in specifiche situazioni (dannose per la salute psico-fisica della donna).
Inoltre ciò che mi viene da pensare di questi tempi è che spostare l'attenzione su argomenti come questi è un pò anche una mossa furba da parte dei politici, che siano di destra o anche di sinistra...
Una mossa davvero molto furba dato che spostando l'attenzione su questi argomenti la si distoglie da altri, che a volte sono di più immediata importanza...
A voi la parola.
A presto...
Estef
April 05 DICO si o no ai DICO?Ultimamente se ne sente molto parlare in giro, tempo fa c'è stata anke una grande manifestazione e come al solito grandi polemike di un mondo alternativo, quello della kiesa ke a parte rari esponenti si trova contro questo "progetto"...Quello ke vorrei capire è se queste persone capiscono ke hanno la libertà di dire le loro opinioni, essendo noi in una società democratica, ma non imporle?
Parlando di ciò mi viene in mente il divorzio...
Entrerà in vigore solo nel 1970 con la Legge 898/70, x averlo in Italia si dovrà fare un referendum.
Questo appunto anke per l'ingerenza del clero ke oltre al potere spirituale tende a voler mantenere anke una funzione di controllo.
Quel ke vorrei però precisare è ke molti degli esponenti politici ke sostengono il valore della famiglia insieme al clero sono proprio quelli ke dovrebbero pure non volere il divorzio..xò stranamente la maggior parte di essi è separata o divorziata...dunque con ke criterio parlano?
Ritornando al nostro argomento..
Io sono x il matrimonio, xkè penso ke due xsone convinte l'una dell'altra e ke si vogliono prendere le proprie responsabilità devono condividere tutto fino all'ultimo respiro e credo ke quel vincolo dia più incisività (anke se fatto solo davanti all'ufficiale civile in comune), PERO' credo ke sia giusto dare a ki non crede in questo o a ki come gli omosessuali non può fare altrimenti se si vuole legare ufficialmente con una xsona e condividere tutto, i propri averi come una vera famiglia o anke la sua esistenza, la possibilità di un'altra via ke sia tutelata dalla legge (anke e specialmente nella materia riguardante i figli nel caso degli eterosessuali).
DICO ke si, sulla costituzione c'è scritto ke la nostra è una "repubblica che riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio", ma è giusto anke garantire, come si vede all'art 3 di essa, l'uguaglianza e rimuovere gli ostacoli ke la limitano...
A voi la parola... |
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